Facile, si, ma se le cose non vanno?
Pescare alle Canarie - cosa non fare🚫
video youtube a fine pagina
video youtube a fine pagina
Quando le aspettative non pescano
Vi è mai successo di partire per una spedizione di pesca, che fossero pochi giorni o anche più, organizzare tutto alla perfezione, studiare spot, maree e condizioni, aspettative altissime… e poi tornare a casa con la sensazione che qualcosa non sia andato come avreste voluto? Immagino di si.
Ecco, questa è una di quelle storie.
Un viaggio nato sotto i migliori presupposti, verso un’isola che in molti definiscono una delle migliori dell'arcipelago, un luogo che nell’immaginario collettivo dovrebbe regalare emozioni continue e pesci memorabili.
La realtà, però, come spesso accade nella pesca vera, è stata molto diversa.
“Facile pescare alle Canarie” è uno dei commenti che ricevo spesso sotto i miei contenuti.
La maggior parte di chi mi segue conosce già la realtà dei fatti, ma c’è ancora una bella fetta di persone convinte che basti venire da queste parti per avere uno scappotto garantito.
Certo, è innegabile che, rispetto a molte zone dei nostri mari, qui ci sia più pesce, questo è un dato di fatto. Ma oggi voglio parlare a chi guarda alle Canarie come a una meta “facile”, a chi magari non ci è mai stato o a chi sta pensando di organizzare un viaggio e ha in testa un’idea un po’ distorta di cosa significhi davvero pescare in oceano.
Questo articolo è per chi ha ancora poche esperienze alle spalle, per chi sogna il viaggio della vita e per chi, guardando foto e video sui social, pensa che tutto sia automatico e scontato.
Se invece ti senti già un guru della pesca, te lo dico subito: questo articolo probabilmente non fa per te.
La spedizione
Aprile 2025 - io e il mio amico Riccardo organizziamo una spedizione in una delle isole dell’arcipelago canario. Sei giorni interamente dedicati alla pesca, con un piano ben preciso e aspettative decisamente alte.
Le condizioni, almeno sulla carta, erano tutt’altro che negative. Anzi: dalle applicazioni meteo i primi tre giorni risultavano praticamente perfetti, sia per quanto riguarda onda e maree, sia per il vento. Questo ci avrebbe permesso di battere con calma la zona nord dell’isola, quella che più mi ispirava: spot più profondi e interessanti ma soprattutto, racconti molto positivi da parte di chi ci aveva dato qualche consiglio.
Nei giorni successivi, quando le condizioni sarebbero inevitabilmente peggiorate, il piano era quello di spostarci a sud, una zona generalmente più protetta e gestibile anche con mare formato.
E infatti, da questo punto di vista, tutto è andato esattamente come previsto. Abbiamo seguito la tabella di marcia alla lettera.
Il problema, però, è stato un altro: il pesce non ha collaborato per niente.
Non voglio annoiarti con il racconto dettagliato giorno per giorno, ma per rendere l’idea basta un numero: il totale delle catture in sei giorni, in due persone, è stato di 2 abade, 1 aguglia e 1 barracuda. Sì, questo è tutto.
Per quanto riguarda l’organizzazione, eravamo impostati in modo quasi militare: sveglia alle 5:30, uscita di casa alle 6:00 per essere in pesca all’alba (che qui alle Canarie arriva piuttosto tardi). Pranzo al sacco e pesca ininterrotta per tutta la giornata. Verso le 18/19 si chiudeva tutto, rientro in paese, spesa, doccia, cena e a letto, pronti a ricominciare il giorno dopo.
In quel momento avrei detto che meglio di così non avremmo potuto fare, ma oggi, ripensandoci bene, mi muoverei diversamente e ora ti voglio spiegare come.
Cosa NON fare 🚫
Sebbene, dal punto di vista strettamente tecnico, credo che ci siamo mossi bene -spot e percorsi studiati prima di partire, esche giuste e strategia corretta- ci sono alcune cose che, col senno di poi, farei diversamente.
Il primo errore è stato proprio nell’organizzazione della giornata.
Siamo arrivati sull’isola con gran parte del cibo necessario per la settimana, ma abbiamo deciso di acquistare strada facendo tutto il resto: acqua, panini per i pranzi al sacco, merende. Ecco, questo è stato un errore.
Uscire alle 6 del mattino e pescare per 13 ore, macinando chilometri sugli scogli, è già di per sé molto stancante. A questo va aggiunto il rientro, spesso lungo e impegnativo tra strade sterrate, la preparazione della cena, la doccia, il risciacquo dell’attrezzatura. Tutte cose che ci portavano ad andare a letto piuttosto tardi.
In più, dover perdere anche un’ora ogni sera per fare la spesa rendeva tutto ancora meno efficiente.
Il risultato? Poche ore di sonno, sommate a tante ore di pesca, che col passare dei giorni si facevano sentire. Spesso non mi sentivo lucido al 100%, soprattutto quando cercavo un posto comodo sulle rocce per recuperare un po’ di energie nelle ore centrali della giornata.
La prossima volta, senza dubbio, cercherei di reperire tutto il necessario appena arrivato sull’isola, anche a costo di perdere qualche ora di pesca il primo giorno. Sarebbe un investimento che ripagherebbe ampiamente nel corso della settimana.
La seconda cosa che oggi farei diversamente riguarda ancora una volta la gestione del tempo in pesca.
Uscire all’alba e restare in pesca ininterrottamente fino alle 18/19, rientrando proprio prima del tramonto, probabilmente non è stata la scelta migliore. Così facendo, abbiamo sacrificato una delle fasi spesso più produttive: il tramonto.
Oggi imposterei le giornate in modo diverso: uscita all’alba con pesca fino alle 11/12, poi rientro alla base per riposare, schiarirsi le idee e sfruttare le ore meno redditizie per recuperare energie e magari lasciare la cena pronta. Infine, una seconda uscita verso le 16, per tornare in pesca fino al tramonto inoltrato e sfruttare al meglio quel cambio luce che spesso fa la differenza.
Probabilmente, una gestione più intelligente delle energie e degli orari ci avrebbe regalato qualche possibilità in più.
Forse, per alcuni, queste considerazioni potranno sembrare scontate. Sono però convinto che, per altri, possano rivelarsi utili.
Quando si affronta una vacanza di pesca, l’idea è ovviamente quella di passare più tempo possibile con le esche in acqua. È giusto così. Ma serve anche trovare il giusto equilibrio con tutto il resto, per evitare che questa scelta finisca per ritorcersi contro, togliendoci lucidità ed energie proprio quando servirebbero di più.
In occasione di questa avventura ho pubblicato anche un video su YouTube, che ti lascio qui sotto. Se te lo sei perso, lì puoi goderti la parte di pesca che in questo articolo non ho raccontato nel dettaglio, comprese le poche, ma sudate catture.
Buona visione!